#Sottobanco puntata 9: i segreti della Locanda Dodici di Caserta

13/04/2026

Tra negroni inaspettati, amari dimenticati e drink su misura, Antonio D’Alessio ci racconta il dietro le quinte del Dodici.

Antonio D'Alessio, Beverage and Food Manager Locanda Dodici
Antonio D'Alessio, Beverage and Food Manager Locanda Dodici

Cos’ha il tuo bancone che nessun altro ha?

Il nostro non è un bancone da cocktail bar classico. Qui il drink non è il protagonista da ordinare al banco, ma un accompagnamento al tavolo, come il vino.

Le persone vengono, si siedono, mangiano… e il cocktail arriva al momento giusto, pensato per stare nel piatto, non sopra il bancone.

Il bancone resta un punto di passaggio, ma la vera esperienza succede ai tavoli: è lì che si crea la serata, è lì che i drink trovano il loro senso.

Che cocktail servite che qui nessuno chiama col nome giusto?

Il Negroni qui lo chiamano tutti allo stesso modo: “quello amaro ma buono”.

Poi arriva al tavolo… e capiscono che non è quello che si aspettavano. Dentro c’è il nostro twist: rum al cacao al posto del gin.

Più rotondo, più profondo, con una nota calda che lavora benissimo con il cibo.

Qual è il “fuori menù” che chiedono solo i clienti di zona?

C’è chi chiede un drink preciso…ma chi è del posto fa diversamente. Si siede e dice: “famm nu’ cos buon”.

Da lì non parte una ricetta, parte una conversazione. Capisci il gusto, l’umore, cosa sta mangiando… e costruisci qualcosa su misura.

Non esiste un fuori menù fisso. Esiste il momento.

Chi è il personaggio più incredibile passato di qui?

In realtà non c’è un personaggio solo. Perché questo posto funziona così: anche chi entra per la prima volta… spesso non è l’ultima.

Il locale è casa, ma non è chiuso. E succede una cosa strana: gente diversa, storie diverse… e poi piano piano diventano parte dello stesso posto.

Qui non ci sono “leggende”. Ci sono persone che restano.

Se il tuo bar fosse una serie TV (o una canzone) quale sarebbe?

Sarebbe un mix tra vita vera e caos organizzato… qualcosa come “Friends”, ma versione campana, con più ironia e meno filtri.

Cosa si beve davvero nella tua città quando nessuno guarda

Fuori dalle mode? Amari veri, quelli dimenticati. Qualcuno va di grappa, qualcun altro di liquori che non trovi nei cocktail bar “instagrammabili”. Qui si beve quello che ti rappresenta, non quello che va di moda.

La regola d’oro che chi lavora qui deve imparare subito?

Prima capisci la persona, poi dai il servizio. Se sbagli questo, puoi anche essere il miglior responsabile del mondo… ma qui non funzionerà.

Qual è la frase che una persona che non vive qui non capirebbe?

“Famm nu’ cos buon, tu sai.” Non è un ordine. È un atto di fiducia.

Il drink con cui ti giochi la reputazione? 

Il Negroni. Sembra semplice, ma è quello che ti smaschera subito: equilibrio, mano, personalità.

Con quale personaggio famoso, del presente o del passato, berresti un drink e perché?

Tornerei indietro nel tempo. Non per incontrare qualcuno di famoso, ma per sedermi nei momenti esatti in cui certi drink sono nati. Bere un Negroni il giorno in cui è stato pensato. Capire cosa c’era nell’aria, nelle persone, nelle storie.

Perché i drink non nascono da ricette. Nascono da momenti.