Cos’ha il tuo bancone che nessun altro ha?
Una statua dedicata a Rosemary, un gatto habitué della Darsena diventato nel tempo il nostro resident e la mascotte del locale. A lui abbiamo dedicato anche il nostro iconico drink signature, il Rosemary: fresco e aromatico, a base di vodka, liquore al bergamotto, sciroppo homemade al rosmarino e tonica.
Che cocktail servite qui che nessuno chiama col nome giusto?
I classici internazionali difficilmente creano problemi: il vero terreno scivoloso sono i nostri signature. Abbiamo una drink list bilingue che porta spesso a traduzioni letterali e pronunce creative. Tra i più storpiati c’è sicuramente l’Uacciuwari, la nostra rivisitazione estiva del Mizuwari giapponese con l’anguria, il cui nome richiama inevitabilmente il tormentone di Fantozzi. Anche il Button Hole mette spesso a dura prova la dizione dei nostri clienti.
Qual è il “fuori menù” che chiedono solo i clienti di zona?
Dipende da dove arrivano. Chi viene da Levante chiede spesso la Mezza Carolina, drink tipico della zona tra Arenzano e Cogoleto, mentre dal Ponente arriva soprattutto la richiesta del Rum Cooler, legato alla tradizione di Alassio. Due grandi classici locali che non sono in carta, ma che prepariamo volentieri per i clienti più affezionati alle tradizioni del territorio.
Chi è il personaggio più incredibile passato di qui?
Tra gli ospiti locali, una presenza assidua è Danila Satragno, musicista e già corista di Fabrizio De André. Abbiamo avuto anche diversi personaggi conosciuti, ma per loro vale sempre la regola del bravo bartender: non vedo, non sento, non parlo. A livello internazionale abbiamo invece servito William Macy, arrivato a Savona durante un tour in moto insieme a Guillermo Erickson Sauza di Tequila Fortaleza. E poi c’è Julio Bermejo, creatore del Tommy’s Margarita, che per noi è ormai un vero amico e di casa.
Se il tuo bar fosse una serie TV (o una canzone) quale sarebbe?
Senza dubbio Star Trek: Enterprise. Ogni sera al bancone è una piccola missione: esplorare nuovi confini della mixology e dell’ospitalità, ma soprattutto incontrare persone e storie sempre diverse. Non sai mai chi varcherà la porta e proprio questa curiosità verso il mondo rende ogni serata un’avventura.
Cosa si beve davvero nella tua città quando nessuno guarda?
A Savona convivono anime diverse. Da una parte c’è un pubblico affezionato al whisky, un grande classico che non passa mai di moda; dall’altra cresce la curiosità verso i distillati d’agave, affrontati con un interesse sempre più consapevole. E poi ci sono turisti e stranieri, molto curiosi di scoprire gli amari locali: un’occasione per raccontare il territorio anche attraverso il bicchiere.
Il drink con cui ti giochi la reputazione?
Dipende dal cliente. Con i più giovani, il banco di prova è il Whiskey Sour, semplice solo in apparenza e difficilissimo da bilanciare. Con un cliente più tradizionale, invece, ci si gioca tutto sul Martini Cocktail. E poi c’è il Tommy’s Margarita, a cui siamo particolarmente legati grazie all’amicizia e alla collaborazione con il suo creatore, Julio Bermejo, che ci ha insegnato personalmente a prepararlo e con cui condividiamo da anni la passione per questo cocktail.
Con quale personaggio famoso, del presente o del passato, berresti un drink e perché?
Non ho dubbi: Dom Costa. È stato un mentore fondamentale e, se potessi, mi siederei di nuovo al suo tavolo per chiedergli tutto quello che non ho fatto in tempo a chiedergli. Mi piacerebbe ritrovare la sua ironia, l’autoironia e quel modo pratico, goliardico e profondamente funky di vivere questo mestiere. Una persona unica con cui passerei ancora ore a parlare davanti a un bicchiere.