Whisky Il Signor Camillo: il farro e il vento di Liguria riscrivono la grammatica del whisky italiano

17/07/2026

Un whisky nato dal farro, cresciuto tra i Monti Liguri e

già premiato tra i migliori al mondo.

Whisky Il Signor Camillo
Whisky Il Signor Camillo

Ci vuole una lucida follia agricola per sovvertire i dogmi della distillazione dall’entroterra ligure, sostituendo l’orzo maltato con il farro non maltato. Un azzardo tecnico che il Whisky Il Signor Camillo ha trasformato in un primato internazionale.

Prima ancora del suo debutto ufficiale sul mercato, avvenuto poche settimane fa, questo distillato ha sparigliato le gerarchie dei World Whiskies Awards 2026 di Londra: medaglia d’oro, titolo di Category Winner e status di Global Finalist nella sezione Single Cask Single Grain. Un piazzamento tra i migliori cinque al mondo che certifica, con la forza dei numeri e del giudizio alla cieca, il valore di una filiera cerealicola antica e rigorosamente italiana.

La materia prima e la macinazione

L’impianto produttivo poggia su una scelta radicale, ovvero l’impiego esclusivo di farro italiano non maltato. L’esperienza tecnica accumulata dal mulino con la produzione del Moonshine ha dettato un protocollo di lavorazione severo. Dopo la mietitura, il cereale riposa in silos di cemento armato, una soluzione strutturale necessaria per garantire un ambiente costantemente fresco e asciutto, per poi passare alla macinazione a pietra, nel mulino di famiglia.

Questa operazione, volutamente lenta e grossolana, è il passaggio chiave per preservare l’integrità aromatica del chicco. Le fasi successive in distilleria, dalla cottura alla fermentazione controllata fino alla doppia distillazione nel pot still da 500 litri, sono calibrate per estrarre la massima purezza dal cereale, sotto lo sguardo attento del suo artefice, Diego Assandri. Il risultato è un distillato di matrice spiccatamente agricola, che traduce alla lettera il campo in bottiglia.

L’architettura del legno

Il new make di farro si presenta con un’intrinseca e delicata ricchezza organolettica. L’affinamento è stato quindi concepito per sottrazione, al fine di assecondare questa finezza ed evitare che il legno copra l’identità del liquido. Il riposo avviene in  in barrique nuove da 225 litri rovere francese proveniente dalla foresta di Allier, tra le più pregiate d’Europa.

Una tostatura leggera a fiamma libera conferisce un punto di dolcezza misurato al millimetro per non intaccare la matrice del farro. A curare la geometria dei fusti è Botti Gamba di Castell’Alfero, autorevole firma dell’arte bottara nazionale, che ha realizzato barrique dalla forma leggermente allungata per rispondere alle specifiche richieste tecniche del produttore e ottimizzare lo scambio tra liquido e legno.

Il profilo nel bicchiere

L’edizione d’esordio conta appena 628 bottiglie, confezionate a mano con una gradazione di 41,5 % vol. Al naso l’attacco è tagliente, giocato sulla scorza di lime brillante e sulla composta di pesca matura, prima di svelare tracce profonde di olio di pino e sandalo.

In bocca rivela una tessitura oleosa e avvolgente. Il legno detta i tempi di un’evoluzione asciutta, dove emergono la pesca ossidata, ricordi sottili di vermouth e accenti erbacei che ne stratificano la complessità. Una decisa sapidità minerale affila il sorso, bilanciando i residui dolci del farro. Il finale è lungo e si appoggia sulla quercia tostata, con un ricordo di fumo che sfuma con lentezza.

Per chi fa ricerca dietro il banco, la novità del whisky Il Signor Camillo supera la logica della semplice referenza per farsi strumento strategico. La tiratura ridotta ne fa una presenza esclusiva per le bottigliere di pregio, ma il suo peso reale sfugge alla pura rarità commerciale. È una cartolina sincera e inedita dell’entroterra ligure che dimostra al mondo una distillazione di pura impronta artigiana, fondata sui grani antichi, l’acqua sorgiva e una competenza tecnica che pretende l’assaggio e il racconto.